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Chi il coraggio non ce l’ha se lo può dare


Non so se voi avete mai rievocato l’immagine del “vaso di terracotta, costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro”. Penso sia una immagine con cui tutti abbiamo avuto una certa familiarità studiando al liceo i Promessi Sposi. E sono certa che tutti abbiamo provato, durante il cammino della nostra vita, di fronte al bivio di una scelta, o di fronte all’inciampo di un problema, quella sensazione mirabilmente dipinta dalla penna del Manzoni.
A me spesso capita che tale immagine affiori alla memoria durante lo svolgimento del coaching , ascoltando ciò che narra il mio interlocutore. La precarietà lavorativa, la difficoltà dei cambiamenti, l’incertezza del futuro, la complessità del lavoro, la crisi che morde, il rischio di una scelta,
sono cose che intimoriscono tutti. Il problema è che in troppi ci percepiamo come vittime impotenti di tali situazioni, invischiati nell’inerzia e nello scoramento. Il vero ostacolo, ciò che fa rimanere lì, risucchiati dall’accasciamento delle nostre energie, non è rappresentato dagli scenari che la vita e il mondo ci prospettano, ma giace nascosto, sepolto nelle profonde gole della nostra anima. Si chiama paura.
La paura è una emozione importantissima che ci informa dei pericoli che mettono a repentaglio la nostra incolumità, ci segnala ,in epoche evolutivamente più recenti, una molteplicità di rischi, anche se si tratta di rischi che non compromettono la nostra pellaccia. Ma non è della natura o della utilità della paura che ora qui voglio parlare , ma piuttosto della incapacità di accettarla e vincerla.
Noi non la vogliamo la paura, non ci piace e, quando la proviamo, pieghiamo il capo,raccontandoci, sempre lì nelle gole profonde della nostra anima, che non ce la faremo a superare o vincere quella situazione. Ci trasformiamo in pusillanimi incapaci di coltivare quella che Aristotele chiamava la Prima Virtù e che è il Coraggio. Come è accaduto a don Abbondio, anche a noi può succedere di provare la sensazione dei famigerati vasi di terracotta, ma non possiamo raccontarci la medesima scusante “il coraggio chi non ce l’ha non se lo può dare” che usò sempre don Abbondio a giustificazione del suo agito.
Ebbene signori miei, non è così. “Non è vero che il coraggio chi non ce l’ha non se lo può dare”. È vero il contrario: Il Coraggio ce lo possiamo dare.

Il coraggio non è fatto da atti eroici compiuti d’impulso e solo da pochi eletti, ma è il risultato dell’ impegno che tutti noi possiamo porci nel vincere le paure che fanno capolino nel nostro cuore e come tutti gli impegni che prendiamo, anche l’impegno ad essere persone coraggiose necessita di:
volontà,
energia …. e
azione!
Tutti siamo in grado di fronteggiare e andare oltre le nostre paure, dobbiamo solo coltivare il coraggio nel nostro cuore. Iniziamo a non stupirci dei problemi che possono, in certi momenti, affollare la nostra vita, iniziamo a prospettarci scelte, orizzonti alternativi, rispetto a quelli che ci sono familiari, ma che non ci soddisfano più. Non dobbiamo far vincere le paure…
Accogliamo i problemi.
Ci incutono timore, è normale, ma abbiamo noi in mano la loro soluzione. e se sentiamo di non averla possiamo chiedere aiuto. E a gran voce pure. Qualcuno risponde sempre.

Dal quaderno dove appunto i miei “aforismi guida” leggo:
Ciò che hai paura di fare è un chiaro segnale della prossima cosa che dovrai fare.
Se hai un problema che ti sembra insormontabile, è il timore di affrontarlo che contribuisce ad ingigantirlo.
Se hai un progetto, non lasciarlo arrugginire, spaventa le tue paure, dispiega le tue energie! Accetta i rischi. Scegli di tentare il salto del destino…

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